Questo lavoro si propone di capire, aldil del fenomeno di costume, quale sia lo stato dell'integrazione femminile nelle Forze Armate dei Paesi NATO, quante e quali specificit le donne abbiano apportato, quanto si possa parlare di omologazione femminile in un mondo a lungo di predominio maschile, quali gli strumenti organizzativi e normativi che possono agevolare la completa integrazione, quali i possibili scenari futuri. Il tutto alla luce dell'implementazione, dopo tre lustri dalla sua approvazione, della Risoluzione delle Nazioni Unite 1325 che rappresenta una pietra miliare per la tutela delle donne e la definizione del loro ruolo in situazioni di conflitto. Si prendono le mosse dall'analisi dell'evoluzione della struttura e dei compiti della NATO in linea con i mutati scenari geo-strategici succedutisi nel corso degli anni. Sotto tale aspetto ho collimato le risultanze promananti dalla sfera esperienziale con le pertinenti pubblicazioni accademiche, le testimonianze di professionisti del settore impiegati in posizione di leadership nell'ambito dell'Alleanza, i concetti strategici che testimoniano l'evoluzione della NATO nel tempo. In particolare mi sono concentrato sugli avvenimenti che hanno portato al passaggio dal concetto di "difesa comune" a quello specifico di "sicurezza comune" che presuppone una dimensione non solo militare dell'Alleanza. Questo differente approccio riveste un carattere fondamentale nell'opera poich ' afferente ad una visione globale delle tematiche della sicurezza che presuppone una stretta collaborazione tra diverse agenzie, governative e non. Il ruolo non esclusivamente belligerante delle Forze Armate ha aperto la strada -come concausa insieme ad altri fattori di natura politica, sociale, economica- all'impiego delle donne all'interno dello strumento militare. Una volta definita la nuova dimensione dell'Alleanza atlantica -scopo, ruolo, partnership, organizzazione- si analizza dapprima l'impatto positivo, l'impulso decisivo, che la Risoluzione 1325 ed altri fattori agevolanti hanno avuto sull'integrazione delle donne nell'ambito delle strutture militari teorizzando il principio dell'integrazione integrata. Si prosegue con l'analisi dei fattori impedenti e con quella numerica-statistica dello stato d'integrazione femminile nelle Forze Armate dei Paesi membri dell'Alleanza basandosi sia su documenti ufficiali, sia su un'indagine sociologica di tipo quantitativo e qualitativo. Attraverso un questionario somministrato a militari -uomini e donne di ogni ordine, grado, nazionalit - si cercato di rilevare le peculiari caratteristiche del personale militare femminile e le differenze, reali o percepite, con quello maschile. Il questionario stato proposto anche a funzionari della NATO non militari al fine di evidenziare eventuali diversit con le risposte fornite da chi indossa l'uniforme. Si ritiene che il processo di integrazione sia oramai giunto alla sua fase finale e le possibili resistenze di genere all'integrazione sono oramai superate a causa di molteplici fattori che spaziano dai mutati ruoli del maschile e del femminile nella societ moderna, alla trasformazione dello strumento militare da istituzione ad occupazione, al semplice ma non semplicistico agire del tempo su dinamiche e comportamenti stratificati ma non immutabili. Pertanto nell'analisi condotta il riferimento stato a quegli aspetti che esulano l'esteriore abbellimento della societ militare avvenuto con la dichiarata integrazione di genere, ma che aiutano ad identificare la presenza di un reale mutamento dello strumento militare grazie a nuove dinamiche ed approcci apportati dalla componente femminile e dalla stessa Istituzione. L'aspetto qualitativo dell'indagine sociologica e rappresentato dalle interviste effettuate con donne e uomini direttamente coinvolti nella problematica in veste di militari, studiosi, opinion leader.